La lettera choc al poliziotto ferito negli scontri di Milano: “Dovevano ridurti in coma con lesioni permanenti”

La lettera choc al poliziotto ferito negli scontri di Milano: “Dovevano ridurti in coma con lesioni permanenti”

Milano, 2 novembre 2026 – “Un vero peccato che non le abbiano spaccato la testa a metà, che non l’abbiano ridotta in stato comatoso, possibilmente profondo, con lesioni permanenti”. È questo l’augurio rivolto ad Angelo De Simone, il dirigente della polizia colpito da un sampietrino durante gli scontri del 17 ottobre in piazza Duomo a Milano. Non arriva da una chat o da uno sfogo sui social, ma da una lettera indirizzata direttamente al commissariato Garibaldi-Venezia, che il funzionario dirige. Una pagina bianca, un testo scritto al computer, una firma illeggibile. In fondo la data del 20 ottobre. Il mittente sbaglia quella degli scontri, indicando il 18 ottobre anziché il 17.

Gli insulti

La lettera comincia con un “Egregio Dott. De Simone” che dura appena una riga. Chi scrive sostiene di aver visto in televisione e letto sui giornali della ferita alla testa riportata dal poliziotto e subito passa agli insulti. Definisce quello da sbirro “un lavoro da persona mentalmente bacata”. “Siete delle m…, Lei è una m…”, si legge. Poi il riferimento ai sampietrini scagliati contro gli agenti: “hanno fatto bene, anzi dovevano essere più grossi”. E la conclusione, altrettanto feroce: “Con tutto il risentimento, il rancore e l’odio possibile auguro a Lei ed ai suoi uomini di m….di crepare tra i peggiori tormenti”. Nel mezzo, un richiamo alle violenze della polizia durante il G8 di Genova del 2001. Non c’è alcun elemento, nella lettera, che consenta di attribuirla a uno dei protagonisti degli scontri milanesi.

Chi è Angelo De Simone

De Simone, 55 anni, è primo dirigente della Polizia di Stato. Ha guidato in passato il commissariato Greco-Turro e la Divisione Anticrimine della Questura di Novara. Da anni si occupa di sicurezza nei quartieri e di ordine pubblico nelle manifestazioni più delicate. Sabato 17 ottobre era in piazza Duomo, dove il corteo contro il carovita convocato da «Italia in Piazza» era degenerato in una giornata di violenze. Gruppi di giovani, molti con il volto coperto, avevano lanciato pietre, bottiglie e bombe carta contro gli schieramenti delle forze dell’ordine. Nel centro cittadino erano state danneggiate vetrine, saccheggiati negozi e colpiti mezzi di servizio.

La ferita e gli arresti

Proprio in quelle ore un sampietrino raggiunse De Simone alla fronte. La ferita sanguina abbondantemente, ma il dirigente continua a coordinare gli uomini, tamponando la testa con un fazzoletto. Le immagini del volto insanguinato hanno fatto il giro del Paese. In ospedale gli vengono applicati quattro punti di sutura. Il giorno dopo è di nuovo in servizio. “Dobbiamo garantire l’ordine e la sicurezza pubblica della città”, spiegava ai giornalisti, descrivendo gruppi di giovanissimi organizzati e animati da una “foga distruttiva”. A Milano, nel bilancio diffuso dalla polizia dopo il corteo, ci saranno 104 feriti tra le forze dell’ordine, 17 arrestati e 22 denunciati.

La vicinanz a della premier

Quella fotografia è diventat a anche un simbolo politico. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni l’ha pubblicata sui social, scrivendo di persone che “restano al proprio posto quando altri scelgono la violenza”. Il 20 ottobre De Simone ha ricevuto dal presidente del Consiglio regionale lombardo, Federico Romani, la medaglia istituzionale d’argento di Sant’Ambrogio. Proprio la stessa data impressa in calce alla lettera che gli augura di morire.

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